Una riflessione sul respiro.
Inizia con portare l’attenzione al respiro, al ritmo ondulatorio del torace; chiudi gli occhi e segui il fluire dell’aria che entra ed espande ed esce, svuotando. È probabile che spontaneamente nasca un respiro più profondo che forse porta sollievo e ti lascia più rilassata.
E così via, tutto il giorno e la notte, 7 giorni su sette: 24/7; dal primo momento all’ultimo della nostra presenza sulla terra.
La struttura del nostro torace soddisfa questa esigenza vitale di respirare senza sosta, seppure con variazioni di ampiezza e frequenza. Sappiamo che il torace è formato da una serie di piccole ossa arcuate – le coste, articolate e collegate sul davanti con lo sterno e sul dietro con le 12 vertebre del tratto dorsale della colonna vertebrale.
Le 12 paia di coste sono collegate fra loro e messe in movimento da vari strati di muscoli interposti; la cavità toracica è delimitata da un pavimento, il muscolo diaframma, e da un soffitto, le cupole pleuriche. Il torace è una perfetta scatola elastica e solida che si armonizza con la necessità dei polmoni di espandersi durante la inspirazione e rimpicciolirsi nella espirazione.
Tra i due polmoni c’è un altro organo che pulsa di continuo, giorno e notte, anche lui 24/7, dal primo momento all’ultimo: il cuore.
La “Gabbia Toracica” è un recinto che accoglie e protegge la forma degli organi che contiene: cuore e polmoni e permette il loro funzionamento ritmico e incessante.
Quindi, a cosa serve respirare? La prima risposta è: a restare in vita.
Per respirare non abbiamo bisogno di pensarci: accade grazie ad un meccanismo, fuori dal controllo volontario, o corticale, che rileva la quantità di ossigeno e anidride carbonica nel sangue. L’ossigeno è una fonte di energia per il nostro organismo; energia che ci procuriamo con la inspirazione; l’anidride carbonica è il prodotto di scarto che espelliamo nella espirazione. Sto semplificando molto, tralasciando di soffermarmi sui risultati delle ricerche che ben spiegano la funzione dell’anidride carbonica, il CO2, che infatti non è solo un prodotto di scarto ma permette scambi metabolici utili al buon funzionamento del nostro organismo.
Esiste una buona respirazione?
La respirazione non è solo un meccanismo automatico che serve per tenerci in vita, ma è anche un atto volontario. Possiamo fare un respiro di pancia o di petto, o di diaframma.
Premesso che il diaframma entra sempre in azione, possiamo però controllare l’attività del diaframma; si può “trattenere il fiato” bloccando l’attività del diaframma con una apnea inspiratoria – il diaframma rimane contratto, o una apnea espiratoria – il diaframma rimane de-contratto. Possiamo forzare la inspirazione e la espirazione coinvolgendo altri muscoli. Possiamo dirigere il respiro nella parte alta o bassa del torace, oppure dilatare l’addome.
Tuttavia mi sento di affermare che non esiste una respirazione ideale: ogni volta che agiamo sulla respirazione modificandola, lo facciamo per un motivo preciso.
Se stiamo meditando, è molto probabile che il respiro sia quieto, di pancia. Se stiamo facendo una corsa è necessario fare una respirazione toracica che fornisce una quantità di ossigeno maggiore rispetto a quello fornito da una respirazione addominale, che i nostri muscoli, impegnati nella corsa, possono utilizzare.
Possiamo concludere che non c’è un modo “corretto” di respirare ma il tipo di respiro è sempre in funzione di ciò che stiamo facendo.
Molte scuole e metodi usano il respiro e insegnano come respirare per raggiungere uno scopo specifico.
Nel canto viene insegnato ed usare il diaframma in modo che la voce abbia uno sostegno e non sia sforzata.
Nel Tai Chi o Qi Gong, il respiro è il modo in cui dinamizziamo e armonizziamo l’energia raccolta nel Chi; il Qi Gong e il Tai Chi educano al controllo del respiro e della mente reciprocamente.
Nello Yoga Pranayama la tecnica respiratoria ha un significato spirituale, è lo strumento per raggiungere l’armonia fra noi e l’universo.
E via dicendo…
Inoltre, il respiro è l’espressione di uno stato emotivo: felicità, tristezza, malinconia, rabbia si accompagnano non solo ad una postura facilmente riconoscibile, ma anche a variazioni nell’ampiezza, frequenza, ritmo del respiro.
Perché nel Rolfing® lavoriamo sul respiro?…
… di certo non per insegnare come si dovrebbe respirare, ma per mettere in grado il corpo di adattarsi alle esigenze che si presentano nella vita quotidiana. Potremmo essere in presenza di un torace poco elastico, o una abitudine a respirare solo nella parte alta o, al contrario nella parte bassa della gabbia toracica. Potremmo avere una postura inspiratoria con il torace sempre piuttosto sollevato, o espiratoria dove al contrario il torace è afflosciato e le spalle tendono a cadere in avanti.
Ciò che ho presente quando do una seduta di Rolfing focalizzata sul respiro, è aiutare la persona a rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà del respiro, in modo da potersi più facilmente adattare alle esigenze che originano all’interno del corpo o come sollecitazione dall’ambiente esterno.
per maggiori informazioni scrivimi info@volpones.it